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Tessuti: qual è la scelta più green?

C’è un rapporto intimo e continuo tra noi e i tessuti che abitiamo.

I nostri vestiti, le lenzuola, il divano di casa, la nostra poltrona preferita, il materasso su cui riposiamo al termine di una lunga giornata. Un contatto che, giorno dopo giorno, anno dopo anno, influenza la nostra salute e determina in modo significativo il nostro impatto sull’ambiente.

Oltre l’abito che ci sta bene, oltre il colore che si abbina bene al nostro salotto, dovremmo essere un po’ più attenti ed esigenti in fatto di tessuti.

La questione non è infatti solo di gusto, ma tocca altri due temi che meritano di essere  considerati: la nostra salute e l’ambiente.

Ci sono tessuti che a contatto con la pelle hanno un effetto protettivo e benefico come la lana grezza, la canapa, il lino, altri invece, soprattutto tra i sintetici che proprio inerti non sono. Il problema non sta comunque solo nel tessuto, artificiale, sintetico o naturale che sia, bensì dei trattamenti che questo subisce, delle tinture cui viene sottoposto. Avete mai pensato ad esempio che i colori che privilegiate per i vostri vestiti potrebbero influenzare la vostra salute?

La maggior parte dei tessuti rilascia tinture e le sostanze con cui è stata impregnata sia durante l’utilizzo che il lavaggio. Se è vero che si contaminano le acque di scarico si contamina anche la nostra pelle, soprattutto se si tratta di pantaloni aderenti, magliette,  biancheria che portiamo a diretto contatto con la pelle.

 

Ho cercato di andare oltre la questione, fare una selezione dei tessuti che ci costituiscono la scelta migliore per la nostra salute e l’ambiente, individuare le certificazioni che ci offrono più garanzie.

 

Come per ogni cosa nella vita, il mio consiglio è di cercare il miglior compromesso possibile. Un buon compromesso potrebbe essere ad esempio investire maggiormente in quei tessuti con cui abbiamo un rapporto più intimo e prolungato: la biancheria intima, quella della casa come lenzuola e asciugamani, calze, tshirt.

 

Non è semplice dare regole valide per tutti, per esempio non basta dire “Cotone” quando tra un tipo di cotone e un altro c’è ad esempio una grande differenza come contributo ai cambiamenti climatici. Ricordiamoci poi che esistono almeno 3 tipologie di tessuti: quelli naturali (vegetali e animali), quelli sintetici e quelli artificiali, questi ultimi prodotti a partire da nuovi tessuti ottenuti da materie prime di recupero come plastica riciclata, bambù e altri filati vegetali recuperati.

Perché dedicare maggiore attenzione alla scelta di tessuti, filati, mobili, abbigliamento, scarpe? Per almeno due buone ragioni:

  • AMBIENTE -l’industriale tessile e le concerie hanno un elevato impatto ambientale e possono rendersi responsabili di gravi contaminazioni di terreno e falda. Inoltre tessuti non compostabili né riciclabili hanno un elevato impatto anche a fine vita.
  • SALUTE – Il ciclo produttivo del tessile prevede che gli indumenti vengano trattati, impregnati o vaporizzati con sostanze chimiche come Stabilizzanti, acidi, sali, ossidanti, ignifuganti, tinture potenzialmente nocive che possono rilasciare residui sugli indumenti sotto forma di metalli pesanti come arsenico, nichel, cromo, rame, cadmio, piombo, mercurio, ma anche formaldeide, coloranti allergenici e così via.

 

Ecco 10 tessuti GREEN da privilegiare per ogni acquisto, dall’abbigliamento ai tessili per la casa:

  1. USATO– Tessuti usati, di seconda mano, vintage usato ma può essere anche un vecchio capo riadattato o un vecchio tessuto trasformato.
  2. CANAPA BIOcon tinture naturali – la Cannabis sativa (canapa) è una delle materie prime più ecologiche, essendo una pianta che richiede pochi fertilizzanti e insetticidi e con un accrescimento rapidissimo, in cinque mesi raggiunge anche cinque metri d’altezza. Dalle sue fibre si ottengono tessuti sottili, morbidi e robusti.
  3. LINO BIOcon tinture naturali – è una fibra tessile antichissima, con un ciclo di vita di soli 100 giorni e con il vantaggio di richiedere poca acqua e di essere molto resistente dall’attacco dei parassiti. Il lino è un tessuto morbido, flessibile e resistente e con un basso impatto ambientale .
  4. RICINO– è un tessuto estremamente traspirante e leggero ottenuto dalla lavorazione dei semi di ricino. Il ricino si coltiva in zone aride e richiede poca acqua.
  5. MODAL– è una fibra artificiale estratta dalla cellulosa degli alberi di faggio. Il tessuto che si ottiene è morbido, leggero, fresco e traspirante.
  6. LYOCELL– è una fibra artificiale, simile alla seta al tatto, estratta dalla cellulosa degli alberi di eucalipto.
  7. COTONE BIO– il cotone richiede molta acqua per essere prodotto, tuttavia nelle produzioni biologiche c’è un impatto ambientale nettamente inferiore rispetto alle coltivazioni convenzionali, in particolare il contributo potenziale ai cambiamenti climatici è circa la metà: 972 kgCO2 eq. per 1kg di cotone bio contro i 1800 del convenzionale.
  8. LANA BIO– la lana biologica di produzione artigianale italiana fa parte del patrimonio storico-culturale del nostro Paese ed è uno dei primi tessuti mai indossati dall’uomo. Vista la concorrenza di grandi brand che vendono lana a prezzi stracciati, produrre lana è diventano quasi più un costo che un guadagno e ormai sono pochi a continuare ad allevare pecore. Per fortuna qualcuno che ha preservato questa tradizione c’è ancora, come la comunità della Val D’ultimo in Alto Adige o tenaci famiglie in Abruzzo, Sardegna, Campania. La lana è costituita per lo più da proteine ed è un materiale estremamente compatibile con la nostra pelle. In diverse culture si usano impacchi di lana per curarsi da raffreddori e influenze. Quando si compra lana investite qualcosa in più e prendete un prodotto di lavorazione artigianale italiana per aiutare quei pastori coraggiosi che portano avanti questa tradizione millenaria.
  9. NEWLIFE– un tessuto 100% made in Italy ricavato dalle bottiglie di plastica riciclate in Italia. Un processo di lavorazione meccanico e non chimico lo distingue da altri tessuti sintetici.
  10. ECONYL– un Nylon ecologico di riciclo prodotto da reti da pesca recuperate negli oceani, tappeti domestici dismessi e scarti dell’industria tessile. Con questo filato si risparmia l’80% delle emissioni di gas serra rispetto a un nylon tradizionale.

 

Cominciate a guardare con più attenzione le etichette, vi stupirete di quanto alcuni di questi tessuti siano in realtà facili da trovare e di quanto siano tutto sommato abbordabili.

 

Ecco 5 DOMANDE utili per non sbagliare i prossimi acquisti:

  • Mi serve davvero?

Prima di comprare chiedetevi se vi serve davvero o se in alternativa si potrebbe riparare, riciclare, recuperare. Una brava sarta può far miracoli e ridare nuova vita a un vecchio abito, trasformare vecchie tende, tovaglie, lenzuola in nuovi capi e accessori.

  • Cosa compro?

Acquistare abiti, mobili e tessuti usati è in generale sempre una scelta molto green perché riduce il consumo di risorse naturali, in particolare di quelle vergini. Tra i 10 tessuti più green lino e canapa sono sempre una buona scelta, in alternativa sperimentate i nuovi tessuti artificiali a basso impatto ambientale.

  • Qual è la composizione del tessuto?

Indicare la composizione del tessuto è obbligatorio per legge dal 1999. Diffidate quindi dei tessuti che non riportano questa informazione.

  • Dove viene prodotto?

Privilegiate le produzioni artigianali italiane, avranno percorso meno strada, rispettato le normative in vigore in materia di inquinamento e avranno emesso meno CO2 in fase di produzione e trasporto.

  • Come viene prodotto?

È  importante conoscere e saper riconoscere i marchi e le certificazioni, capaci di fornirci qualche garanzia in più sia per la nostra salute che per la tutela dell’ambiente, anche se un marchio unico per certifichi la corretta prevenzione e gestione dei rischi ambientali ancora non esiste. Ecco i principali marchi e certificazioni volontarie che trovate su abbigliamento, accessori, tessuti in genere:

  • BIOLOGICO – i tessuti vegetali che provengono da coltivazioni biologiche limitano l’uso di sostanze dannose per uomo e ambiente come pesticidi e fertilizzanti e garantiscono una migliore tutela degli ecosistemi.
  • ECOLABEL – è l’etichetta ecologica europea, rappresentata da una margherita il cui bottone è una «e» con dodici stelline come petali, è una garanzia di prodotti più sostenibili, purtroppo non particolarmente diffusa nel settore tessile;
  • GLOBAL ORGANIC TEXTILE STANDARD (GOTS) – Il rispetto di criteri GOTS permette di certificare il rispetto di ambiente e salute lungo l’intera filiera, dalla semina alla raccolta delle materie prime, alla trasformazione, filatura, finissaggio, confezionamento, etichettatura dei prodotti. In Italia questa certificazione è rilasciata e da ICEA.
  • OEKO-TEX standard 100 – è un marchio ecologico che certifica, oltre ai tessuti, anche il loro processo di tintura e garantisce al consumatore finale un attento controllo dal punto di vista ecologico e salutare.

 

Infine c’è un ultima domanda che possiamo farci, ovvero che fine farà il nostro abito, mobile e tessuto quando decideremo di disfarcene? Quale sarà il suo impatto ambientale a fine vita? Facciamo in modo che vada nel posto giusto. Nel Comune di Milano ad esempio, tutti i vestiti, accessori e tessuti in genere possono essere conferiti nei contenitori per abiti usati o nelle riciclerie. L’accesso alla ricicleria è gratuito e ci permette di far si che la stoffa venga riciclata. Diversamente se la riporremo nell’indifferenziata non avrà mai una seconda vita ma diventerà irrimediabilmente un rifiuto da smaltire.

 

Lisa

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