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Usa e getta: cosa è meglio per l’ambiente?

La scelta più green è senza dubbio quella di fare a meno dell’usa e getta.

Evitiamo di usare piatti, bicchieri e posate mono uso solo per pigrizia e limitiamoli a quelle occasioni in cui non si può fare diversamente.

In tutti i casi dove un’alternativa all’usa e getta è possibile, sfoderiamo piatti e bicchieri durevoli e laviamoli in lavastoviglie con il lavaggio ECO a pieno carico, in modo da ridurre al minimo i consumi di acqua ed energia per il lavaggio.

Ma quando l’usa e getta è inevitabile, qual è la scelta migliore per l’ambiente? Dare una risposta univoca non è semplice perché i dati sono contrastanti in base all’impatto ambientale considerato: ecotossicità, consumo di acqua, suolo, cambiamenti climatici, solo per citarne alcuni.

Una delle soluzioni più green è scegliere stoviglie COMPOSTABILI, certificate in base allo standard UNI EN 13432:2002, ad esempio nei seguenti materiali:

  • Bambù– Il bambù è un materiale a rapido accrescimento, solo 3-5 anni, rispetto ai 10-20 della maggior parte delle conifere. È un materiale biodegradabile e compostabile. Piatti e posate in bambù sono abbastanza fragili per cui potrebbero portare a maggiori rifiuti rispetto alle altre tipologie. Scegliete stoviglie di bambù biologico, da coltivazioni sostenibili e riutilizzatele il più possibile.
  • Legno– È biodegradabile e compostabile. Preferite posate in legno riciclato o realizzate con legno da foreste certificate FSC. Le posate e i piatti in legno usa e getta si possono in realtà riutilizzare più volte., per cui evitate di buttarli via al primo utilizzo.
  • Patata – Piatti e ciotole sono realizzati con una pasta di patata ottenuta dagli scarti industriali di lavorazione delle patate. Non si possono riutilizzare ma sono biodegradabili e compostabili nel giro di poche settimane, anche eventualmente per la produzione di compost domestico.
  • Foglie di palma – sono ottenute per lavorazione ed essiccazione delle foglie della palma, sono facilmente compostabili.
  • Fibre vegetali miste – solitamente sono un misto di bambù e scarti di lavorazione di altre fibre vegetali, cercateli con certificazione biologica.

Rispetto alle altre opzioni, come carta, plastica,  cellulosa e altre, non è possibile fare una classifica che vada bene per tutti gli impatti sull’ambiente, per questo motivo ho scelto di ordinarli in base al contributo ai cambiamenti climatici.

La seguente classifica è quindi relativa alle emissioni di gas serra lungo tutta la filiera del prodotto, ed è stilata sulla base del LCA (Life Cycle Assessment):

  • Cartoncino laminato in polietilene (PE) – Si tratta di un cartoncino adatto al contatto alimentare, accoppiato con un sottile strato di polietilene mediante laminazione.
  • Polipropilene (PP)– Il propilene proviene dal cracking di raffineria, una volta purificato, viene centrifugato, asciugato e reso stabile con additivi prima di essere estruso in pellet.
  • Polistirene (PS)– Polimero ottenuto per polimerizzazione dello stirene, un idrocarburo aromatico.
  • Acido polilattico (PLA) – Polimero derivato da piante come il mais, il grano o la barbabietola, la canna da zucchero, ricche di zucchero naturale (destrosio).
  • Polpa di cellulosa– La polpa di cellulosa si ottiene dal legno mediante diversi processi a partire dal tronco di legno o da scarti di lavorazione. Le tre principali filiere di produzione della polpa sono il ciclo al solfato (circa 80%), il ciclo al solfito ed il semichimico.

La polpa di cellulosa si classifica all’ultimo posto per il contributo ai cambiamenti climatici ma è migliore di PP, PS e PLA rispetto al consumo di acqua e suolo.  La cellulosa è invece migliore dell’Acido polilattico (PLA) per l’ecotossicità per gli ambienti marini.

A fronte della recente decisione del Parlamento Europeo, le stoviglie in Polipropilene (PP) o Polistirene (PS) spariranno entro il 2021. Uno dei motivi principali che ha portato a questa decisione è il problema dell’inquinamento da plastica in mare. I rifiuti in plastica monouso rappresentano il 49% del problema, ma per migliorare la situazione non basta abolire la plastica.  È  indispensabile correggere le cattive abitudini e conferire correttamente i rifiuti in plastica in modo che possano essere riciclati al massimo e tornare in uso senza finire in mare, dove diventerebbero pericolosi per l’ecosistema marino così come per  la catena alimentare di cui facciamo parte.

Se l’usa e getta in alcuni casi è inevitabile, come negli eventi con un numero elevato di persone o dove è impossibile lavare i piatti, cerchiamo almeno di ridurne al massimo il consumo con queste buone pratiche:

  1. FINGER FOOD – Scegliamo alimenti e prodotti che non richiedono contenitori e posate e che possono essere facilmente mangiati con le mani;
  2. TIENILO STRETTO – Facciamo in modo che ogni ospite possa facilmente riconoscere il proprio bicchiere e magari il piatto scrivendoci sopra un simbolo o le iniziali;
  3. RIUSO – Riutilizziamo se possibile piatti, bicchieri e posate, anche se “usa e getta” possono in realtà essere lavati e riutilizzati più volte, soprattutto quelli in bambù e legno;
  4. DIFFERENZIATA – Differenziamo correttamente piatti, posate e bicchieri una volta usati, togliamo i residui di cibo e conferiamoli come indicato dal nostro Comune. Nella maggior parte dei Comuni d’Italia queste sono le indicazioni per il corretto conferimento di piatti, bicchieri e piatti monouso:
    1. Bambù, foglia di palma, legno, acido polilattico (PLA) e pasta di cellulosa vanno nell’organico,
    2. Piatti, bicchieri e posate in plastica PP e PS vanno nel contenitore della plastica,
    3. Cartoncino rivestito in PE va invece nell’indifferenziata.

 

Lisa

 

Fonti dei dati:

Pro-mo.it

MOSO.eu

inbar.int

https://link.springer.com/content/pdf/10.1007%2Fs11367-015-0914-7.pdf

http://envirolink.govt.nz/assets/Envirolink/682-nlcc37.pdf

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